A Single Man (film)

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Tom Ford: il quarantenne stilista statunitense è noto in tutto il mondo per aver gestito il marchio – icona del mondo della moda e delle passerelle “Gucci”, fino a creare una propria esclusiva linea di moda omonima, la “Tom Ford”.
Per collegarlo al mondo del cinema, negli anni scorsi era sufficiente scoprire in quali film avesse gestito i costumi, come ” 007 – Quantum of Solace “, ad esempio , finchè non ha stupito tutto il mondo dando una nuova svolta alla propria vita lavorativa e passando di punto in bianco proprio dietro la macchina da presa.
E’ infatti uscito a gennaio scorso “A single man” , opera prima del Tom Ford regista, con un cast eccellente che comprende il premio oscar Colin Firth e la bravissima Julianne Moore, in un film incentrato sulla storia di George Falconer, un professore di mezza età, che si trova improvvisamente a dover convivere con il lutto del compagno Jim, cercando nella propria vita la forza e lo scopo per andare avanti anche senza di lui.

Spalleggiato dall’amica over quaranta Charley, anch’essa spaventata dal proprio futuro ed in costante indugio nel proprio passato, George si troverà anche al centro delle attenzioni di un suo giovanissimo studente, che , identificando nel suo professore la propria anima gemella, arriverà quasi a perseguitarlo, entrando di prepotenza nella sua vita.
Il tema delicato e la realtà dei personaggi, comunicativi se pure chiusi nel loro dolore e nelle loro paure, sono resi abbastanza bene nella prova del regista, soprattutto grazie al talento innegabile del bel Colin Firth, doloroso e compassato, ed alla freschezza di una sempre bellissima Julianne Moore.
Purtroppo però, proprio a causa della grande interiorità della trama stessa , ci si ritrova talvolta ed in alcune scene ad annoiarsi , nonostante l’ottima recitazione e la bella fotografia , e nonostante una davvero interessante colonna sonora d’epoca , che fa da perfetto sottofondo a questi particolari anni sessanta.
E forse il pregio principale del film è proprio quello di ambientare questa storia omosessuale in una California di pettinature cotonate , pareti colorate ed una ancora grandissima chiusura mentale, ancora lontana dal movimento di liberazione sessuale che arriverà alla fine del decennio , sconvolgendo le certezze dell’intero pianeta.

Al regista è sicuramente dovuta la raffinatezza dell’estetica del film stesso , nella bellezza di alcuni scorci e della fotografia , che rimane però come patinata , risultando in effetti alla fine un po’ falsa ed un po’ irreale , anche se sicuramente molto piacevole all’occhio.
Insomma , alla fine del film si ha la sensazione di aver visto una pellicola sicuramente gradevole e ben confezionata , ma con l’aleggiare della sensazione che una trama di questo genere , e con i mezzi messi a disposizione dalla produzione, nelle mani di un regista più esperto il risultato sarebbe stato sicuramente più convincente.
Ma tant’è: e come opera prima, in effetti, non c’è male.

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