Social network e informazione.

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La maggior parte delle persone è iscritta ai social network e ormai quasi tutti sanno cosa sono, ma la loro funzione con il tempo cambia. Nati con lo scopo di tenere in contatto le persone, diventano un fenomeno a dir poco planetario in cui si entra in contatto anche con persone affini, magari dall’altra parte del mondo accomunati da idee simili spesso dal punto di vista politico. Il più grande social network è facebook, ma altri ne nascono in continuazione vi sono persone iscritte a più social tra cui twitter.
I vari profili diventano così un aggregato di notizie riprese da siti vari, spesso dai siti/profili di testate giornalistiche di rilevanza, ma è sempre tutto attendibile e che meccanismi si scatenano?
Ad esempio, da un po’ girano degli articoli in cui si invita ad imitare l’Islanda, paese che rifiuta di pagare il debito perché in questa rivoluzione silenziosa e senza vittime il popolo decide di non pagare debiti dovuti a cattiva gestione……….gira e gira gli articoli aumentano si copiano tra di loro, la notizia si gonfia e nessuno verifica pensando che sia stato verificato dall’utente precedente, e invece? invece niente, la notizia è gonfiata perché l’Islanda decide di non pagare il debito delle banche, quindi debito privato, ma il debito pubblico, quello è ben altra storia perché gli islandesi lo pagano e non vi è stata una cacciata del FMI, Fondo Monetario Internazionale, organo di aiuto ai paesi in difficoltà (non tutti però) e che ha dichiarato di essere disposto ad un prestito anche all’Italia (solitamente il ricorso al FMI indica una situazione economica irrecuperabile in maniera ordinaria). Il FMI va via dall’Islanda perché lì il suo lavoro è finito e i soldi restituiti e non potrebbe essere diversamente perché essendo un organismo internazionale in una decisione improbabile di annullare il debito, avrebbero avuto voce anche i vari Paesi, e chi in una situazione simile nel quadro internazionale avebbe permesso ciò?

Il tutto per dimostrare come una falsa notizia può girare ed essere presa sul serio da troppe persone che dimenticano di verificare, tutti presi da una condivisione non realmente condivisa, ma solo anonima, condivisione in cui non si mette un pezzo del proprio cuore, della propria anima volta a verificare, una condivisione che annulla le capacità di discernimento individuale e l’essere individuo pensante.
E con lo stesso meccanismo tutti condividono i link delle catene, del tipo “se hai cuore condividi” e sotto l’immagine di un bambino malato, come se in quel semplice gesto vi fosse reale partecipazione al dolore, in realtà è lo spazio di un secondo e dopo nulla e suscitare inutili sensi di colpa senza provocare vantaggio a chi realmente sta male è un gesto che lascia il tempo che trova, con ulteriori profili anche giuridici. Nessuno si è mai chiesto se quei bambini hanno realmente voglia di girare a vuoto tra le nostre bacheche o se c’è l’autorizzazione di un maggiorenne tutore del minore per la diffusione? e poi, può una condivisone o non condivisione decretare uno spartiacque tra buoni e cattivi?
Importanti i social per incontrarsi, per parlare scambiare opinioni, ma meglio non eliminare il proprio cervello in un atto da automa come la condivisione a raffica. Si toglie valore alla condivisione stessa.

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