Spartacus (film)

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Come tutte le arti, anche quella cinematografica ha una storia costellata di veri e propri mostri sacri, che ne hanno segnato ed illuminato la strada fino al cinema contemporaneo ed i cui film, a dispetto della loro età e di quando sono stati girati, sono davvero intramontabili: uno di questi è sicuramente Stanley Kubrick, immenso regista statunitense scomparso settantenne nel 1999, noto non solo per i grandi capolavori che ha lasciato ma per l’aver affrontato, e sempre con immutato successo e arrivando a risultati di altissimo livello, praticamente tutti i generi cinematografici possibili, dall’horror “Shining” al dramma “Lolita”, dalla fantascienza di “2001 Odissea nello spazio” alla commedia impegnata “Il dottor Stranamore”.
Insomma, uno dopo l’altro è riuscito nella sua storia di regista a sperimentare praticamente tutti i generi cinematografici, e creando con tutti dei veri e propri capolavori: basti pensare a “Spartacus”, eccellente film riuscito a dare una nuova luce al genere storico, molto utilizzato in quegli stessi anni.
La trama del film è incentrata su Spartacus, o Spartaco (nome italianizzato dal latino), schiavo originario della Tracia ed impiegato nelle terribili miniere romane.

Attraverso una serie di vicissitudini, che lo vedranno dapprima condannato a morte, quindi copmerato e di nuovo venduto, fino a diventare un gladiatore, Spartaco, nel frattempo innamoratisi della bellissima schiava britanna Varinia, inizia una vera e propria ribellione, che man mano lo porterà, grazie al suo grandissimo carisma, ad avere un numero sempre maggiore di proseliti, fino alla gloriosa morte alle porte di Roma, appena in tempo per vedere libero e al sicuro il bambino nato dal suo amore con Varinia.
La storia di uno schiavo che ha fatto la storia della città e dell’impero che lo ha tenuto prigioniero, e, sullo sfondo, gli intrighi e le congiure della Roma imperiale, sono il mix perfetto di questa pellicola, maestralmente girata e con un cast eccellente.
Il ruolo di Spartaco fu affidato a Kirk Douglas, mentre gli altri protagonisti del film furono interpretati da stelle del cinema del periodo: Laurence Olivier per interpretare Marco Licinio Crasso, Jean Simmons, la splendida Varinia, Peter Ustinov, Batiato, Tony Curtis, Antonino, e così via.
Davvero un cast d’eccezione, che riesce ad interpretare fedelmente i personaggi che gli sono assegnati, riuscendo in qualche modo a superare l’ostacolo del poco mediterraneo aspetto dei personaggi principali.

La regia, ovviamente, è più che impeccabile, e diventa memorabile in particolar modo in alcune scene, come quella della terribile battaglia finale, tanto curata da rendere perfettamente l’illusione di assistere alla battaglia.
Unico difetto, se si può considerare tale, è l’influenza che i film di genere degli stessi anni hanno esercitato sui personaggi del film, incidendo sulla recitazione stessa e sulle movenze, in particolare, degli attori, che rientrano perfettamente nel contesto cronologico degli anni sessanta.
D’altro canto si tratta pur sempre di un film che ha appena superato il mezzo secolo, sebbene rimanga un capolavoro.

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