Stanno tutti bene (Film)

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Everybody’s fine-Stanno tutti bene (del 2009) è riuscito dove molti remake di pellicole hanno fallito. Infatti film, come l’omonimo di Giuseppe Tornatore, (del 1990) che vide come protagonista un malinconico Marcello Mastroianni, sono estremamente difficili da riproporre senza il concreto rischio di scivolare in una brutta copia. Il merito del successo va, sia alle attente scelte del regista, Kirk Jones che ruotano intorno a spunti di originalità (quali il lieto fine che manca al film di Tornatore) senza tuttavia tradire il leitmotiv della pellicola del 1990, sia all’interpretazione intensa di Robert De Niro, che raggiunge altissimi livelli di intensità e coinvolgimento, senza sfociare in un personaggio completamente ripiegato su sé stesso. Notevole anche il resto del cast (Beckinsale, Barrymore e Sam Rockwell) in grado di non lasciarsi offuscare dalla maestria recitativa di De Niro, riuscendo ad accompagnare i personaggi nell’evoluzione della storia senza strappi o idiosincrasie.
Il fulcro della storia è Frank Goode un onesto lavoratore, che ha dedicato la sua vita alla moglie e ai loro quattro figli. Ormai in pensione, gli rimane ben poco: dal lavoro ottiene solo un’eredità pesante dovuta ai gravi problemi di salute dovuti alla fibrosi polmonare, e per quanto riguarda la famiglia è solo, dopo la morte della moglie, con i figli che da tempo sono usciti da casa per farsi una propria vita in quattro diversi Stati. Frank deve fare i conti con il vuoto scavato dalla solitudine e sente il bisogno di ricongiungersi con i figli, organizzando un fine settimana, a casa sua. Solo David non risponde all’invito, mentre gli altri tre (Rosie, Annie e Robert) prima accettano, ma poi declinano. Frank decide di partire pur mettendo a rischio la propria salute, senza voler rinunciare all’incontro con ciascuno dei figli, cominciando proprio da David che fa l’artista. Di David troverà solo un suo quadro esposto presso una galleria d’arte, e dovrà accontentarsi di lasciare una lettera sotto la porta. Il viaggio prosegue nonostante le pillole salvavita vengano distrutte da un tossicomane. L’incontro con i figli sarà improntato sull’impegno di ciascuno a nascondere i propri fallimenti, ma soprattutto l’arresto di David. Frank lascia la stessa lettera a ciascun figlio, e intraprende il viaggio di ritorno durante il quale verrà colpito da infarto. All’ospedale ritroverà i tre figli e scoprirà che David è morto per overdose. Caduta la prima bugia cadranno tutte le altre e Frank si incolperà per aver riempito di aspettative la vita dei figli. Andrà a comprare il quadro di David esposto e saprà dalla proprietaria della galleria che David era estremamente orgoglioso e grato a suo padre. Il film finisce con un Natale trascorso tutti insieme, con protagonisti i sentimenti autentici e nessuna volontà di fingere.
La pellicola dura 99 minuti, e da rilevare che la ballata ‘(I Want To) Come Home’ è stata composta da Paul McCartney (nomination miglior canzone ai Golden Globe del 2009).

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