Togliamo il disturbo (libro)

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“Togliamo il disturbo” non è il primo libro critica di Paola Mastrocola, nel 2004 infatti questa professoressa di lettere aveva già pubblicato un testo dal titolo palesemente polemico: “La scuola raccontata al mio cane”. L’opera prima però aveva delle dimensioni molto più ridotte, risultando essere un testo molto scorrevole e di facile lettura, quasi fosse stato scritto di getto, in preda ad irrefrenabile rabbia. Togliamo il disturbo invece è il frutto evidente di una lenta analisi, e soprattutto di una maggiore esperienza acquisita, che si scaglia impietosamente contro l’attuale sistema scolastico, culturale e sociale in generale. Il titolo si rivolge alla classe insegnanti, che, in una società come quella nella quale viviamo oggi, dove la preparazione è inutile e ogni tentativo di accrescimento intellettuale è visto come un’ombra negativa che aleggia sulle nostre teste, i docenti possono anche tranquillamente togliere il disturbo, di loro infatti nessuno pare sentire più il bisogno. Studiare, o soltanto avere intenzione di farlo, è oggi forse una delle tecniche più immediate per farsi odiare. Se studi sei antipatico, odioso e fuori luogo, un po’ come un vecchio telefono a gettoni rispetto ad un palmare o ad un qualsiasi cellulare touchscreen. Oggi l’ideologia vincente è quella della controcultura, e chiudere i libri è quasi uno dei gesti più raccomandati. La Mastrocola analizza gli ultimi 10 – 15 anni dell’istituzione scolastica, mostrando le evidenti mutazioni culturali, gli enormi danni procurati ed i pochi successi conseguiti. L’autrice ha diviso il suo libro in 3 parti, anche se non ben relegate in capitoli a parte. Nelle prime due si delinea l’immagine soggettiva della scuola italiana e della preparazione degli studenti italiani, vista con gli occhi desolati di una professoressa. Una fotografia agghiacciante, alla quale certamente in molti non vorranno credere, perché in fondo è sempre più comodo voltarsi dall’altra parte, un dipinto che non mostra vie d’uscita, o forse no? Il dubbio nasce infatti nella terza e ultima parte, quando si delinea la personale proposta per sfuggire alla morsa di un sistema educativo che giorno dopo giorno ci sta crollando sotto i piedi. L’autrice parla di libertà, di libera scelta, sottolineando però che occorre avere coraggio anche in queste scelte. La sua visione è quella di una forte e solida base culturale durante gli anni della “scuola dell’obbligo”, che permettano agli studenti di comprendere a pieno la propria indole. Una sorta di separazione alla radice tra chi ha al suo interno la vocazione allo studio e chi al lavoro manuale, naturalmente per sommi capi, in modo da evitare un enorme spreco di anni, e perché no di soldi, dato che la scuola non è di certo una delle cose più economiche al mondo. L’ultimo argomento è in conclusione l’anticonformismo intellettuale, ovvero quell’enorme coraggio che occorre ad ognuno per utilizzare la propria mente, come base di ogni nuova idea. Evitando di dar vita, come purtroppo già accade, ad uno stuolo di automi, identici in tutto, nei pensieri e soprattutto in una pessima istruzione scolastica.

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