Train de Vie – Un treno per vivere (film sulla Shoah)

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“Train de vie”, diretto da Radu Mihăileanu, regista di origine ebree nato a Bucarest, è uno dei più bei film sulla Shoah che siano stati girati negli ultimi anni, proprio per la capacità del regista e degli altri due sceneggiatori (per la versione italiana, il comico Moni Ovadia) di leggere uno dei capitoli più tragici della storia dell’umanità con una delicatezza ed una ironia che fanno del film un vero gioiello.

La trama è incentrata sul racconto di Shlomo, protagonista della storia, che narra di come il suo intero villaggio sia riuscito a salvarsi dai campi di concentramento e dalla persecuzione nazista: dopo aver saputo dell’imminente arrivo dei tedeschi, il villaggio, su suggerimento dello stesso Shlomo agli anziani riuniti in consesso, decide di organizzare un finto treno che apparentemente viaggi verso i campi di concentramento, ed in realtà si diriga in Palestina passando attraverso l’Unione Sovietica. Dopo essersi travestiti in parte da nazisti ed in parte da ebrei prigionieri, i membri del villaggio partono per un viaggio che li porterà spesso vicini all’essere scoperti, salvandosi ogni volta quasi per miracolo, fin quando non vengono fermati da una squadra di soldati tedeschi, che si riveleranno zingari travestiti che si uniranno a loro nel viaggio verso la salvezza.

Il treno sembra arrivare a destinazione fino a che, nella scena finale, viene inquadrato Shlomo che termina il racconto, in realtà dietro il filo spinato di un campo di concentramento, ed il viaggio si rivela per un semplice espediente per parlare dell’Olocausto.
La struttura del film è perfetta e, a parte la agghiacciante doccia fredda finale, durante i 103 minuti di durata di “Train de vie” si ride molto e ci si commuove un po’: quello che colpisce già dai primi dieci minuti di film è la delicatezza e l’affetto con cui vengono ritratti tutti i personaggi, grazie ad una regia sapiente e vivace e ad un cast davvero d’eccezione.
Lionel Abelanski riesce a dare al personaggio di Shlomo una perfetta carica vitale, ricca di vivacità e di un po’ di incoscienza, così come il personaggio di Mordecai, interpretato da Rufus, attore francesce noto nel panorama cinematografico internazionale per aver lavorato spesso con il regista Jean-Pierre Jeunet (“Delicatessen”, “Il favoloso mondo di Amelie”).
Da sottolineare l’interpretazione di Agathe de La Fontaine, che rende il personaggio di Esther particolarmente vero, grazie alla perfetta mimica che la contraddistingue.

Ma quello che è davvero diventato il marchio di fabbrica di “Train de vie” è la magnifica colonna sonora, creata ad hoc da Goran Bregovic, che è riuscito con i suoi brani a sospendere idealmente la storia nello spazio e nel tempo, regalandole un’allure fiabesca ed irreale che conduce, inevitabilmente, al tragico finale.
Pellicola e regista, a ragione, hanno collezionato premi prestigiosi in Europa e all’estero, come il David di Donatello ed il Sundance Film Festival.
Un film davvero da vedere e, soprattutto, da far vedere a bambini ed adolescenti, per spiegare alle nuove generazioni da un altro punto di vista quello che è stato l’Olocausto, e quanto pesi, anche a distanza di più di mezzo secolo, su quello che sono i nostri paesi, e su quello che, almeno in parte, siamo tutti noi.

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