The Tree of Life (film)

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Terrence Malick è uno di quei registi un po’ particolari, che invece di partorire pellicole su pellicole, sfornandone magari una l’anno , preferiscono invece aspettare la vera e propria ispirazione e girare solamente film dai quali sono davvero ispirati: cinque film tra il 1973 ed il 2011, tutti interessanti e premiati da critica e pubblico , inframezzati da lunghi periodi di lavoro nel ruolo di produttore e sceneggiatore ed un paio di cammeo nel nuovo ruolo di attore.
E l’ultima fatica di questo poliedrico lavoratore del cinema statunitense è appena approdata sugli schermi di tutto il mondo , uscendo nelle sale nostrane questo week end.
Si tratta di un film molto particolare , che tende ad utilizzare la trama come un pretesto per cercare di trasmettere un sentire molto più profondo del semplice susseguirsi degli eventi che vedono coinvolti i protagonisti , come per narrare davvero il senso della vita , che sembra trasparire nelle immagini estremamente ricercate , nelle varie vicende che vengono narrate sullo schermo.

La trama di per sè è piuttosto semplice: si tratta della vita di una famiglia negli anni Cinquanta, in un Texas verde e alberato , e del passare degli anni per il protagonista , Jack, il maggiore dei tre figli di un padre frustrato e piuttosto duro, prima con sè stesso e poi con chi ama, interpretato da un bravissimo Brad Pitt.
Ed è proprio nella vita di quest’uomo, a partire dai suoi undici anni , per arrivare all’età matura, nella quale è interpretato dal sempre eccellente Sean Penn, e proprio negli ostacoli che la vita gli porrà di fronte nel corso degli anni, che Malick cerca di trovare questo senso della vita di cui il film stesso si fa bandiera, analizzando i rapporti, prima di tutto quello con sè stesso, per continuare con quello difficoltoso con un padre disilluso ed incompreso, del protagonista Jack, che fa della sua stessa vita una lunga ricerca interiore del significato di sè e dell’esserci.
Ne risulta un film difficile, decisamente non per tutti, che si risolve in uno studio delle dinamiche della vita, alla ricerca di risposte a domande che tutta l’umanità si pone, senza poter in alcun modo trovare una soluzione ai quesiti che ci martellano dall’inizio dei tempi.
Al tempo stesso, però, la pellicola scorre con grazia, incantando davanti alla grazia con la quale il regista riesce davvero, attraverso le immagini, a rendere la magia e la perfezione della vita, a prescindere dalle vicende, anche dolorose o complicate, che essa implica, ma trasmettendo comunque allo spettatore la meraviglia e lo stupore di un qualcosa di così grande da lasciare a bocca aperta e da non poter essere mai e comunque compreso ed assaporato fino in fondo.

Ed in questa magia di immagini ci si trova a riflettere sulla propria stessa vita, e sul segreto di essa, seduti nella poltrona di un cinema che diventa in qualche modo meglio del lettino di un analista, e che ci porta ad uscire dalla sala arricchiti e consolati, di fronte alla piccolezza dell’uomo davanti alla natura ed al suo corso.
E quindi, come sempre, grazie a Terrence Malick, che rende sempre un po’ più forti.

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