The union Elton John (musica)

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Mister Elton e i suoi capi firmati lo conosciamo tutti, ma chi è quel tipo con quella lunga barba bianca da mago e i capelli da hippie che suona il piano nella copertina dell’album?
è un mito della musica rock, da giovane suonò per grandi nomi della musica mondiale (come Frank Sinatra o i Beach Boys) nel gruppo chiamato The Wrecking Crew, per poi diventare il direttore di orchestra di spettacoli memorabili come il concerto per il Bangladesh organizzato da George Harrison e il “Mad dogs and Englishmen” che consacrò alla storia la voce di Joe Cocker.
Insomma è Leon Russel, un pilastro del rock, uscito dal palcoscenico di sua spontanea volontà, e che solo Elton John, suo devoto ammiratore, ha tolto da questo esilio voluto.

L’incontro tra lui, il paroliere Reginald Dwight, il produttore T Bone Burnett e Elton Jhon ha dato alla luce un disco bello, ma lo sarebbe potuto essere ancora di più se i due artisti avessero puntato meno sullo stile pop e magari di più su quel “cosmic american music”, come la chiamava il grande Gram Parsons, che è sempre stata la punta di diamante di Russel, comunque l’album si può definire un cocktail di blues, soul, country, rock’n’roll e gospel.
Si dividono il momento della ribalta i due amici, Elton con la sua voce sempre in forma smagliante, e Leon più sottile e sofferta.
Anche le partecipazioni straordinarie sono particolarmente azzeccate, Neil Young partecipa a “Gone to Shiloh”, ballata sudista che rievoca la guerra di secessione, Brian Wilson affianca la sua voce in “When love is dying”, Booker T Jones apporta la sua notevole abilità nel suonare l’organo, Marc Ribot alla chitarra, Jim Keltner ai tamburi, Don Was al basso, e per completare il tutto un coro di voci gospel e spiritual.
“If it wasn’t for bad” non è sicuramente tra le migliori delle partenze, “Eight hundred dollar shoes” e il ritmato gospel di “Hey Ahab” riportano subito l’attenzione dell’ascoltatore.

In questo album si incontrano svariati stili, come gli accenni r&b di “monkey suit”, o un saltellante honky tonk in “a dream come true”.
Leon da tutto se stesso in canzoni dagli andanti ritmi black come “Hearts should have turned to stone”, mentre Elton da il meglio di se in canzoni dallo stile pop come “never too old to hold somebody”.
Dunque per concludere possiamo dire che anche se “The union” non è l’album che tutti ci aspettavamo, il divertimento tra le varie melodie è senza dubbio assicurato.
In definitiva mi sento, quindi, di dire un grazie a questi due grandi artisti, Elton John e Leon Russel che ci hanno regalato questo disco pieno di ricordi.

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