Violenza domestica e depressione (famiglia)

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Nonostante l’emancipazione femminile, purtroppo le violenze domestiche ancora non sono sparite, frutto di una cultura maschilista che fa fatica a cambiare.
I dati ISTAT (Istituto di statistica) parlano chiaro, più di sei milioni di donne sono state vittime di violenze e ogni anno circa un milione di donne subisce violenze, il 22% di esse avviene ad opera del partner e il dato sale se si considerano isolatamente gli strupri, in questo caso tra il totale degli stupri, il 69,7% avviene ad opera del partner.
Il 14,3% delle donne intervistate dichiara di aver subito almeno una violenza fisica sessuale all’interno della famiglia. Solitamente il partner violento, è tale anche all’esterno dell’ambiente familiare anche se magari in maniera meno evidente, inoltre, è più facile trovare tale comportamento in persone che fanno abuso di sostanze alcoliche.

I dati ISTAT si riferiscono al 2006 e sono gli ultimi disponibili, ma leggendo la cronaca si può intuire che il problema continua a sussistere.
I dubbi restano sulle cifre reali, infatti, spesso (troppo spesso), le donne non denunciano le violenze subite e questo per vari motivi legati soprattutto alla violenza psicologica che spesso accompagna la violenza fisica, il tutto crea uno stato di depressione nella donna.
La violenza fisica spesso assume i contorni della tortura con bruciature, lividi, contusioni, fratture spesso gravi che in pubbluco vengono mascherate con strani incidenti in casa.
Ritornando all’aspetto psicologico, la donna vittima di violenza vive con la paura di sbagliare, di essere fuori posto, di avere delle colpe, i violenti sono abili a giustificare i loro gesti e con il tempo la donna si carica di sensi di colpa, ecco perchè le violenze domestiche spesso diventano depressione profonda, la donna viene esautorata da ogni gestione di sé stessa.

Spesso l’uomo violento è anche geloso e basta un nulla per sentirsi giustificato nell’usare vilenza, insulta e offende la sua vittima, si crea una sudditanza psicologica rispetto al proprio carnefice al punto che la propria forza di reazione sparisce e si cade nel buio più totale, non potendo parlare con la propria famiglia. lo stato di solitudine aumenta e con esso la depressione.
Curare queste ferite richiede tempo.
Non va sottovalutao il ruolo dei figli che possono, da una parte essere una molla per reagire, per tentativo di proteggere almeno loro dalle violenze, d’altro lato possono, invece, essere un motivo per restare e non denuciare quando la donna è in una situazione di sudditanza anche economica e spesso è l’uomo stesso che per gelosia impedisce alla donna di cercare lavoro.
E’ importante sottolineare il ruolo del “Telefono Rosa”, ha un numero nazionale attraverso cui è possibile ricevere informazioni e aiuti concreti, è possibile trovare centri di accoglienza per donne maltrattate, consulenze giuridiche, avere a disposizione psicologhe, sessuologhe, mediatrici culturali ed assistenti, si può avere l’aiuto di gruppi di sostegno. Insieme agli operatori, le donne potranno eliminare i loro dubbi, avere sostegno.
Il messagio da lanciare alle donne è che non esistono colpe tali da giustificare l’uso della vilenza da parte del partner.

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